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Parma... in alto gli scudi! uniti si vince!

Per proteggersi dalla nube di dardi scagliati dai nemici, i legionari romani si raggruppavano in formazione, usando i propri scudi quadrangolari per ripararsi.
Impenetrabili alle frecce degl'arcieri, capaci d'arrivare con calma alle linee avversarie per il corpo a corpo finale; era la cosiddetta testudo.
Nemmeno i più pessimisti tra noi, che oggi si fregiano del “ve l'avevo detto”, avrebbero mai immaginato lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi.
La situazione è grave, con un solo punto a dividerci dalle papabili per la retrocessione. Come se questo non fosse sufficiente, da ogni parte stiamo ricevendo colpi che ci fanno temere il peggio.
Sul campo troppa tensione e poca concretezza s'accompagnano alla netta sensazione che non vi sia intesa, che non si remi dalla stessa parte.
La tribuna diventa scenario di diverbi, in cui gl'eredi di chi ci regalò la serie A s'accapigliano con colui che ha garantito alla società di esistere ancora. Dopo una partita persa miseramente, non bastano gl'espulsi, i rigori impossibili e il bottino di zero punti.
No, non bastano.
Si devono aggiungere magistrati e giocatori, come al solito amplificati dal megafono mediatico, che rilasciano dichiarazioni con le quali sottintendono una combine .
La nostra squadra avrebbe chiesto di sbagliare il rigore, di dare una mano, un aiutino. Sono pettegolezzi, eppure vi si dà sempre adeguato spazio.
Ai tifosi che legittimamente protestano, seppur nella civiltà che ci contraddistingue, qualcuno risponde coi dileggi e gli sputi. Altri, sono stati cacciati dal campo sportivo; altri ancora non sono riusciti ad intervenire in una nota trasmissione sportiva locale. Abbiamo Stewart che usano regole più malleabili con i supporter ospiti, vietando l'ingresso ai parmigiani.

Basta?
No, non basta.

Dopo la conferenza stampa del Presidente, dai piani alti tuona la voce di Matarrese, secondo il quale criticare l'operato arbitrale è un suicidio . Critichi? Ti farai male. Intimidazione, ingenuità, non lo sapremo mai con certezza.
E domenica sarà Reggina.
Al Granillo bisogna arrivare con la maturità e la concentrazione che non abbiamo quasi mai dimostrato di possedere. La squadra è in ritiro a Roma. Per alcuni è una fuga, nell'ennesimo hotel a cinque stelle, a ritrovare se stessi tra gli agi.
Squadra, società, tifosi, media, Lega Calcio: troppi veleni.
Fino a non tanto tempo fa, la nostra forza era la coesione. Lavorare gli uni per gli altri con un unico fine.
Erano giocatori che si riunivano in cerchio, abbracciati, per caricarsi prima di una partita fondamentale.
Erano i biglietti venduti ad un prezzo simbolico, al fine d'incoraggiare l'affluenza del pubblico. La società che, così facendo, premeva per far sentire più calore attorno alla squadra. Erano anni di problemi ed incertezze sul nostro futuro, certo, ma si lasciavano da parte per un bene più grande ed imminente. Nelle marce della salvezza, verso il Tardini, fianco a fianco tifosi e giocatori, sotto i colori gialloblu.
Noi con la voce, voi con il cuore, insieme.
Ci sarà tempo, a fine campionato, per i chiarimenti, per rifondare, per allontanare gl'elementi negativi e crescere. Verrà fatto, ne siamo certi, indipendentemente della Serie in cui giocheremo.
Ma non ora.
Questo è il momento di uno sforzo congiunto, a quattro partite dalla fine. Senza dare più spazio alle illazioni, alle sparate davanti alle telecamere, lontani dagl'avvoltoi che vogliono vederci affondare.
Bisogna essere un sol uomo, come i legionari della fanteria uniti nella battaglia. Respingiamo l'attacco, ancora una volta. Per il Parma, per Parma.

Crux

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